Con un’interessante sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma è stata decretata la vittoria del contribuente in un giudizio afferente alla deducibilità di costi ritenuti dall’Ufficio indeducibili in quanto asseriteamente connessi con operazioni oggettivamente inesistenti (CTR di Roma, sent. n. 944/2021, in un giudizio patrocinato dallo scrivente avvocato tributarista Giuseppe Marino, qui scaricabile).

La società, già vittoriosa in primo grado, ha resistito all’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate documentanto l’esistenza e l’effettività di tutte le operazioni commerciali contenstate dal Fisco.

L’Erario aveva peraltro contestato la producibilità in giudizio di nuova documentazione in violazione del divieto di cui all’art. 32, d.P.R. n. 600/1973.

L’eccezione è stata tuttavia disattesa dalla CTR, che ha affermato sul punto quanto segue: “Riguardo all’inutilizzabilità della documentazione di parte appellata perché non esibita in sede amministrativa, si ricorda che la Cassazione (sent. n. 4001/2018) ha ritenuto che l’omessa esibizione da parte del contribuente dei documenti in sede amministrativa determina l’inutilizzabilità della successiva produzione in sede contenziosa, prevista dall’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, solo in presenza dello specifico presupposto, la cui prova incombe sull’Amministrazione, costituito dall’invito specifico e puntuale all’esibizione, accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza. Tale invito puntuale e specifico non risulta che nella specie vi sia mai stato”.

Sul punto, facciamo presente come la Cassazione, anche con la successiva ordinanza n. 6792/2019, abbia infatti consolidato il principio in base al quale, affinché operi la predetta preclusione, sia necessario che:

–       l’Agenzia indichi espressamente e con precisione il documento da produrre in fase procedimentale;

–       l’Agenzia fissi un congruo termine minimo decadenziale per produrre tale documentazione;

–     l’Agenzia indichi le conseguenze della mancata o tardiva produzione documentale entro il cennato termine decadenziale.

La Suprema Corte ha così fornito un’interpretazione costituzionalmente orientata delle predette norme, anche in relazione all’effettivo esercizio del diritto di difesa (art. 24 Cost.) e al principio di buona fede e leale collaborazione tra Fisco e Contribuente (art. 10, legge n. 212/2000).

Tornando alla sentenza della CTR, i Giudici si sono poi espressi sul merito della vicenda riconoscendo la piena regolarità dei rapporti commerciali tra fornitore e committente e, quindi, l‘effettività delle operazioni intervenute, con conseguente piena deducibilità dei costi. La CTR ha anche condannato l’Agenzia delle Entrate al pagamento di € 10.000 di spese di lite.

Avv. Giuseppe Marino – avvocato tributarista in Roma, patrocinante in Cassazione