Quando il fondo patrimoniale protegge effettivamente i beni dei coniugi dalle aggressioni del Fisco?

16 marzo 2020

STUDIO LEGALE TRIBUTARIO

Avv. GIUSEPPE MARINO

Via Ruffini 2/a - ROMA

 

Quando il fondo patrimoniale protegge effettivamente i beni dei coniugi dalle aggressioni del Fisco?

 

Premessa

 

Come è noto, il fondo patrimoniale è un istituto giuridico che è stato introdotto nel nostro ordinamento per proteggere – in linea di principio, anche dal Fisco - i beni destinati alla famiglia.

 

Tuttavia, accade sempre più di frequente che per ottenere il pagamento delle imposte di uno o di entrambi i coniugi, l’Agenzia delle Entrate promuova delle azioni esecutive o anche meramente cautelari, tramite iscrizione ipotecaria, direttamente nei confronti dei beni costituiti in un fondo patrimoniale da parte di uno o di entrambi i coniugi.

 

Eppure, come si è detto poco fa, scopo del fondo patrimoniale è la protezione dei beni destinati alla famiglia, segnatamente, dalle azioni esecutive che pregiudichino le stesse finalità per cui il fondo è stato creato.

 

Proprio per tale ragione la legge prevede espressamente la possibilità di opporre ai creditori personali dei coniugi l’impignorabilità dei beni già conferiti al fondo patrimoniale, così che i beni stessi segregati nel fondo saranno fatti salvi e non potranno essere utilizzati per il pagamento dei debiti, eccetto quelli sorti per il soddisfacimento dei bisogni familiari.

 

Orbene, fra le azioni esecutive che possono essere intraprese dai creditori sono da ricomprendervi, ovviamente, anche quelle poste in essere dall’Erario per il soddisfacimento di debiti tributari.

 

Anche avverso tali azioni, come ad esempio le iscrizioni di ipoteca e la notifica di atti di pignoramento per debiti tributari, nel rispetto di determinate condizioni i coniugi potranno validamente opporre – anche all’Erario – l’inaggredibilità, assoluta e totale dei beni conferiti nel fondo patrimoniale.

 

In altri termini, il fondo patrimoniale costituisce un valido strumento per contrastare le illegittime pretese impositive da parte dell’Amministrazione Finanziaria; ferma restando, però, la necessaria condizione che il fondo sia validamente istituito dai coniugi e che il debito per cui l’Agenzia delle Entrate procede alla riscossione sia “estraneo” alle necessità della vita familiare.

 

In tale prospettiva, al fine di approntare un'adeguata difesa ai fini fiscali, che consenta ai contribuenti di proteggere effettivamente i loro beni attraverso l’effetto segregativo del fondo e la sua opponibilità contro le pretese creditorie dell’Erario, appare essenziale la corretta comprensione delle caratteristiche del fondo patrimoniale e dei meccanismi che ne regolano il funzionamento.

 

Cos’è il fondo patrimoniale

 

Il fondo patrimoniale, disciplinato dagli artt. 167 e ss. del codice civile, è uno strumento giuridico riservato alla famiglia e che può essere descritto, sinteticamente, come quel complesso di beni costituito da uno o da entrambi i coniugi (o da un terzo, anche tramite testamento) destinato a far fronte ai bisogni familiari.

Tant’è che l’atto pubblico di istituzione del fondo è annotato a margine dell’atto di matrimonio e la risoluzione del fondo stesso si verifica a seguito dello scioglimento del matrimonio (divorzio, annullamento o morte di uno dei due coniugi) ovvero al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio minorenne.

I beni costituiti in fondo, per lo più immobili o mobili registrati, come noto, possono essere utilizzati esclusivamente per il soddisfacimento dei “bisogni della famiglia”.

Ciò significa che i beni stessi non possono essere liberamente sfruttati o adoperati dai coniugi, se non nel rispetto del predetto il vincolo di destinazione che, per l’appunto, è quello del soddisfacimento dei “bisogni della famiglia”.

Conseguentemente, tali beni non potranno neppure essere aggrediti per motivi diversi dai debiti contratti per i “bisogni della famiglia” e, più in generale, non costituiscono garanzia per i creditori dei coniugi che i loro crediti, maturati per le più svariate ragioni (i.e. attività imprenditoriale e professionale, prestiti, finanziamenti, partecipazioni societarie, etc.) saranno soddisfatti assoggettando i beni del fondo ad esecuzione forzata (tramite ipoteca e atti di pignoramento), essendo il cennato vincolo di destinazione relativo ai “bisogni familiari” applicabile anche alla materia dell’esecuzione forzata.

 

Profili giuridici e fiscali del fondo patrimoniale

 

Dal punto di vista della soggettività giuridica, il fondo patrimoniale non determina la nascita di un nuovo soggetto di diritto, bensì la costituzione di un patrimonio separato o, meglio, destinato e vincolato a uno specifico scopo.

Inoltre, l’istituzione del fondo non comporta necessariamente il trasferimento della proprietà dei beni tra i coniugi, neppure se il fondo è creato su iniziativa di un terzo in favore della famiglia.

I beni conferiti al fondo possono, infatti, appartenere a entrambi o anche a uno soltanto dei coniugi (o al terzo), che se ne riserva la proprietà, e comunque essere destinati ai bisogni dell’intero nucleo familiare.

Così, se ad esempio uno dei coniugi (o il terzo) intende riservare a sé stesso l’esclusiva proprietà dei propri beni personali, al fondo sarà conferito solo il diritto reale di godimento dei beni, oltre alla loro amministrazione, che spetterà ad entrambi i coniugi secondo le regole ordinarie della comunione legale.

Ai fini delle imposte indirette tale differenziazione è senz’altro rilevante poiché comporta l’esigenza di distinguere fra due diverse tipologie di fondo patrimoniale: il fondo, come detto poc’anzi, può configurarsi infatti come strumento traslativo ovvero non traslativo” di diritti in capo ai coniugi.

Nel primo caso, cioè quando il fondo patrimoniale non comporta anche effetti traslativi, come il trasferimento della proprietà dell’immobile in favore di uno o di entrambi i coniugi, ma il solo vincolo di destinazione dello stesso immobile al soddisfacimento dei bisogni familiari, l’atto costitutivo del fondo sconta soltanto l’imposta di registro in misura fissa (€ 200) (cfr. Circolare n. 221 del 2000, nonché Circolare n. 3 del 22 gennaio 2008).

Al contrario, nel secondo caso, l’effetto traslativo di diritti immobiliari per effetto della costituzione del fondo patrimoniale, comporta l’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, con le aliquote e le franchigie previste per tale imposta, a seconda del rapporto di parentela o di coniugio intercorrente tra il disponente e il destinatario dei beni in fondo.

Ai fini delle imposte dirette, invece, in base all’art. 4, comma 1, lett. b), del TUIR, i redditi prodotti dai beni conferiti al fondo patrimoniale “sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascun coniuge”.?

Si evince, in tal modo, che una caratteristica necessaria del fondo patrimoniale è proprio l’equa ripartizione fra i coniugi dei redditi derivanti dai beni del fondo patrimoniale. Viceversa, è irrilevante, ai fini reddituali, l’effettiva ripartizione percentuale fra i coniugi della proprietà dei beni che costituiscono il fondo patrimoniale.

Infine, di particolare importanza per quanto di nostro interesse, è la disposizione dell’art. 170 del codice civile, stando alla quale L'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.

Volendo parafrasare il disposto normativo, la cennata norma detta il principio fondamentale per cui i beni confluiti nel fondo patrimoniale non sono aggredibili da parte dei creditori (ivi compreso l’Erario), purché si tratti di debiti contratti per bisogni “estranei” a quelli familiari e il creditore sia a conoscenza di tale estraneità.

 

Come anticipato sopra, detto principio relativo alla segregazione dei beni nel fondo patrimoniale e alla sua opponibilità nei confronti della generalità dei creditori personali dei coniugi, è valido anche ai fini fiscali e, cioè, per quanto riguarda i debiti tributari.

 

Il che significa, concretamente, che il fondo patrimoniale è in grado di proteggere i beni conferiti dai coniugi al fondo patrimoniale stesso dalle azioni esecutive dell’Amministrazione finanziaria, ponendole nel nulla.

 

Ma a tal fine è essenziale chiarire il concetto di “debito fiscale” contratto per “scopi estranei ai bisogni della famiglia”, che legittima l’opposizione da parte del contribuente contro le pretese impositive e della riscossione, per il pagamento dei debiti fiscali nei confronti dell’Erario.

 

Strategie difensive del contribuente per opporre all’Erario l’inaggredibilità dei beni in fondo patrimoniale

 

Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione (Cass. n. 20998/2018, 23876/2015, 5385/2013), il principio di inaggredibilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale, di cui all’art. 170 del codice civile, è applicabile anche alle iscrizioni ipotecarie non volontarie, comprese quelle di cui all’art. 77 del d.P.R. 602/1973, effettuate dall’Agenzia delle Entrate sugli immobili conferiti dai coniugi in fondo patrimoniale.

 

Da ciò ne consegue, a detta della Cassazione, che l’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca sui beni dei coniugi, già conferiti al fondo, soltanto qualora il debito fiscale in capo agli stessi sia stato contratto per uno scopo inerente (ovvero non estraneo) ai bisogni familiari, o qualora l’Ufficio non fosse a conoscenza di tale estraneità.

 

Al contrario, deve ritenersi illegittima e quindi nulla, l’ipoteca iscritta sui beni del fondo patrimoniale quando il debito fiscale per cui l’Ufficio procede alla riscossione, anche tramite ipoteca, sia stato contratto dai coniugi per bisogni “estranei” a quelli familiari e l’Amministrazione Finanziaria avrebbe dovuto rendersi conto di tale estraneità.

 

Il principio affermato dalla Cassazione postula, dunque, in buona sostanza, che anche i debiti fiscali possono essere contratti per i bisogni inerenti ovvero “estranei” ai bisogni della famiglia:

-     mentre i primi (debiti fiscali contratti per i bisogni inerenti alla famiglia) rientrano a pieno titolo nella ratio dell’istituzione del fondo patrimoniale e possono essere realizzati esecutivamente sui beni conferiti nel fondo da parte dell’Amministrazione Finanziaria;

 

-     i secondi (debiti fiscali contratti per i bisogni estranei a quelli familiari) non possono dar luogo ad azioni esecutive-cautelari e della riscossione da parte dell’Amministrazione che, se effettuate tramite pignoramenti o iscrizioni ipotecarie, sono radicalmente nulle e possono essere rimosse da parte dei coniugi-contribuenti, impugnando l’atto di pignoramento o l’iscrizione d’ipoteca davanti al Giudice tributario.

 

 

L’onere della prova circa la condizione di “estraneità” del debito fiscale rispetto ai bisogni familiari grava, tuttavia, sul contribuente che intenda avvalersi del principio di inaggredibilità dei beni di cui all’art. 170 c.c..

 

In particolare, il contribuente dovrà dimostrare non solo che i beni oggetto delle misure intraprese dall’Erario rientrano in un fondo patrimoniale regolarmente istituito ed opponibile all’Amministrazione procedente, ma anche e soprattutto che il debito fiscale per cui si procede all’esecuzione deriva da circostanze “estranee” alle reali esigenze di mantenimento e sviluppo della vita familiare.

 

Detto altrimenti, la prova che deve essere fornita dal contribuente, anche avvalendosi di gravi e precisi elementi presuntivi, non riguarda tanto la natura dell’obbligazione tributaria o le circostanze che ne hanno determinato l’insorgenza. Anche un debito fiscale sorto dall’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale del coniuge-contribuente, in linea di principio, potrebbe essere inerente o estraneo allo scopo di mantenimento e sviluppo della famiglia. Quindi, la natura dell’obbligazione in sé non basta e non dimostra alcunché.

 

Piuttosto, precisa la Cassazione che la prova richiesta al contribuente deve essere ricercata avendo riguardo alla relazione intercorrente tra il fatto generatore dell’obbligazione tributaria e i bisogni della famiglia, nel senso che i fatti da cui deriva il debito fiscale devono rivelarsi tali da presupporre una correlazione evidente e indispensabile a far fronte alle necessità di mantenimento e allo sviluppo del nucleo familiare.

 

Tornando all’esempio di prima, pertanto, non basta che debito fiscale sia sorto dall’esercizio dell’attività imprenditoriale o professionale del contribuente per essere considerato connesso alle necessità familiari e, quindi, suscettibile di riscossione da parte dell’Amministrazione, tramite pignoramento o iscrizione ipotecaria.

 

Bensì, può considerarsi effettivamente inerente ai bisogni familiari soltanto il debito fiscale che, oltre ad essere sorto dall’attività imprenditoriale o professionale del contribuente, riveli altresì che tale attività posta a base dell’imposizione (i.e. fatto generatore) è necessaria a far fronte ai bisogni della famiglia, al suo mantenimento e al suo sviluppo, ovvero a potenziare le capacità lavorative dei suoi membri.

 

Dovendosi per converso ritenere “estranei” ai bisogni familiari e, di conseguenza, insuscettibili di realizzazione da parte dell’Erario, tutti i debiti fiscali nati per esigenze definite dalla stessa Cassazione come di “natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi”.

 

Pertanto, per contrastare efficacemente le pretese dell’Amministrazione Finanziaria, il contribuente dovrà dimostrare che il cd. fatto generatore dell’obbligazione tributaria oggetto del provvedimento di riscossione nulla ha a che vedere con i mezzi attraverso i quali lo stesso contribuente provvede al mantenimento della propria famiglia, disponendo egli, ad esempio, di altre risorse reddituali o patrimoniali destinate a tale scopo e sufficienti a garantire il tenore di vita della famiglia; ovvero, che l’obbligazione tributaria discende da scelte discrezionali o fatti occasionali o contingenti, e perciò non dettati da esigenze di natura familiare, avendo, ad esempio, carattere speculativo, voluttuario e comunque non indispensabile o connesso al soddisfacimento dei bisogni della famiglia.

 

Nella recente ordinanza n. 5369 del 27 febbraio 2020, la Corte di Cassazione ha ribadito tali principi e, in particolare, il criterio identificativo della rilevanza del debito fiscale rispetto alle necessità della vita familiare.

 

Su tali basi la Cassazione ha confermato la sentenza della CTR che, in specie, aveva annullato un’ipoteca illegittimamente iscritta dall’Agenzia delle Entrate sui beni dei coniugi inseriti nel fondo patrimoniale, avendo accertato preventivamente che il debito fiscale non era nato, né era connesso, al soddisfacimento dei bisogni specifici della famiglia, bensì era collegato ad altre finalità ritenute estranee.

 

In dettaglio, si legge nell’ordinanza della Cassazione quanto segue: “l’art. 170 c.c., nel disciplinare le condizioni di ammissibilità dell’esecuzione sui beni costituiti nel fondo patrimoniale, detta una regola applicabile anche all’iscrizione di ipoteca non volontaria, ivi compresa quella di cui all’art. 77 del D.P.R. n. 602 del 1973, sicché l’esattore può iscrivere ipoteca su beni appartenenti al coniuge o al terzo, conferiti nel fondo, se il debito sia stato da loro contratto per uno scopo non estraneo ai bisogni familiari, ovvero – nell’ipotesi contraria – purché il titolare del credito, per il quale l’esattore procede alla riscossione, non fosse a conoscenza di tale estraneità, dovendosi ritenere, diversamente, illegittima l’eventuale iscrizione comunque effettuata (Cass. 1552/2016; Cass. 20998/2018)”

Quindi, sotto il profilo dell’assolvimento dell’onere probatorio precisa la Cassazione che “grava in capo al debitore opponente l’onere della prova non solo della regolare costituzione del fondo patrimoniale, e della sua opponibilità al creditore procedente, ma anche della circostanza che il debito sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari, avuto riguardo al fatto generatore dell’obbligazione e a prescindere dalla natura della stessa (Cass. 20998/2018)”.

E ancor più precisamente, afferma la Suprema Corte che “il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale… va ricercato non già nella natura dell’obbligazione ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, e la predetta finalità non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito derivi dall’attività professionale o d’impresa, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi (Cass. 3738/2015).”.

 

Posto, dunque, che spetta al coniuge-contribuente portare delle prove concrete a dimostrazione della non inerenza del debito fiscale e, nello specifico, del fatto generatore dello stesso, rispetto alle esigenze di mantenimento della famiglia, i Giudici tributari hanno dichiarato “estraneo” e “non inerente” alle suddette finalità familiari, per le quali il debito fiscale può essere azionato sui beni costituiti in fondo patrimoniale, il debito che nel caso concreto derivava dalla partecipazione societaria del coniuge quale mero socio di capitali, affermando, in aggiunta, che l’estraneità di un simile debito fiscale ben avrebbe potuto essere rilevata autonomamente dall’Amministrazione finanziaria, trattandosi di investimenti distinti dalla attività lavorativa svolta dal contribuente presso ditta dalla quale la famiglia traeva il proprio sostentamento.

 

In conclusione, attraverso un’adeguata difesa, il contribuente può opporre validamente all’Agenzia delle Entrate l’effetto totalmente segregativo da cui deriva la non aggredibilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale –  e quindi anche per i debiti di carattere fiscale – , così da ottenere l’annullamento di tutte le misure esecutive e le iscrizioni ipotecarie illegittimamente intraprese dall’Amministrazione in relazione ai beni destinati al fondo.

 

A tal fine, è tuttavia necessario che il contribuente impugni tempestivamente gli atti notificati dall’Agenzia delle Entrate nel termine di 60 giorni per la proposizione del ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente.

 

Avv. Giuseppe Marino – Avvocato tributarista cassazionista in Roma

Avv. Giorgia Alesse

 

 

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