La Commissione Tributaria Provinciale di Roma, Sez. 47°, con la sentenza n. 19144/47/15, depositata il 24 settembre 2015 (in una causa patrocinata dall’Avv. Giuseppe Marino del Foro di Roma), ha dichiarato l’illegittimità di uno dei tantissimi avvisi di accertamento catastale emessi con ciclostilata motivazione ai sensi dell’art. 1, comma 335, legge n. 311/2004, nell’ambito della revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, in ragione del (presunto) significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale.

In particolare la Commissione Tributaria Provinciale di Roma, richiamando anche i condivisibili principi già espressi sul tema dalla Corte di Cassazione con la sent. n. 47417/2015, ha affermato che, da un lato, la procedura contemplata dal citato comma 335 non può sottrarsi all’applicazione della combinata valutazione dei parametri imposti dalla legge ai fini dell’attribuzione all’immobile della corretta classe di qualificazione, dovendosi quindi considerare lo scostamento tra le medie dei valori riscontrati nella microzona di riferimento un mero presupposto integrante condizione per l’adozione della procedura di revisione; dall’altro, che una “revisione massiva” fondata sulla ricorrenza dell’unico requisito rappresentato dal significativo scostamento del rapporto tra valore di mercato e valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto nell’insieme delle microzone comunali non può assolvere all’obbligo di giustificare la revisione parziale del classamento di una determinata unità immobiliare da parte dell’ufficio.

Rileva quindi la CTP che ” L’attività’ di classamento – per contro – è e resta una procedura “individuale” e che non può’ non essere effettuata con la specifica considerazione, combinata, dei fattori posizionali ed edilizio pertinenti a ciascuna unità immobiliare, unico criterio che consente di identificare il parametro globale di apprezzamento dell’unità immobiliare medesima. In questa prospettiva, l’alterazione dei rapporti tra i valori medi riscontrati tra una microzona e l’insieme delle microzone cittadine altro non costituisce se non il sintomo dell’esistenza di un diffuso fenomeno di incoerenza tra i valori di mercato effettivi ed i valori catastalmente assegnati, fenomeno che peraltro impone un riscontro individualizzato delle concreta esistenza e consistenza di siffatta incoerenza onde evitare che la rilevazione “statistica” del fenomeno dia luogo a quella conseguenze sperequate che si verificano ogni volta in cui non sì riesce a tradurre il dato “medio” in una specifica enucleazione degli individui casi che lo determinano e si finisce per tradurre le medie in effetti di carattere generalizzato ai soli fini di realizzare una indeterminata perequazione”. (Cassazione n. 4717 del 9 marzo 2015 ed altre successive conformi)”.

Ed ancora: “Accogliendosi l’opposta tesi, l’attività di classamento nelle fattispecie di revisione giustificate dall’esistenza dei presupposti del comma 335, finirebbe per ridursi all’indiscriminato elevamento del livello di classe degli immobili ordinali contenuti nel perimetro della microzona in ragione delle pure e semplici risultanze dei rapporti tra i valori medi di microzona (tralasciando qui il fatto che lo scostamento tra questi ultimi potrebbe essersi verificato, anziché per effetto di un incremento del rapporto relativo alla microzona presa in specifico riferimento, per effetto di un decremento del rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, ovvero di un combinato effetto di entrambi i fenomeni, così che impedirebbe di comprendere se ne risulti un qualche incremento in valori assoluti a riguardo degli immobili contenuti nel perimetro microzonale in riferimento), senza considerazione alcuna dei caratteri edilizi dell’unità immobiliare, i quali non possono non essere tenuti in peculiare attenzione ogni volta che si procede alla nuova qualificazione catastale”. ( Cassazione n. 4717 del 9 marco 2015 ed altre successive conformi).

Ulteriori profili di carente motivazione dell’avviso di accertamento emergono inoltre dai riferimenti effettuati dell’Ufficio riguardo alla “consistente rivalutazione del patrimonio immobiliare ed alla connessa redditività” attesa l’assenza di concreta specificazione degli elementi fattuali che hanno concorso alla rivalutazione, restando generiche le indicazioni di “interventi di riqualificazione urbana ed edilizia” nonché i riferimenti a non meglio specificate “attività direzionali e commerciali”.

Altrettanto generico appare l’ulteriore riferimento ad un nuovo contesto urbano e socio economico diverso da quello originario esistente all’epoca del precedente classamento, privo anch’esso di concreta e puntuale specificazione degli interventi di trasformazione intervenuti nella microzona.

Nella fattispecie, aver giustificato l’accertamento della nuova rendita evidenziando l’evoluzione del contesto urbano e socio-economico della microzona alla quale la procedura di revisione si riferisce non appare motivazione idonea ad assolvere la funzione di esternare le ragioni del provvedimento e consentire al contribuente di sviluppare la sua difesa e ciò non solo per insufficiente esplicitazione degli elementi concreti su cui il processo revisionale si fonda, ma anche per inidoneità a dar conto di come la semplice appartenenza ad una microzona sia stata ritenuta fattore decisivo per l’attribuzione a ciascuna singola unità immobiliare di un nuovo apprezzamento globale del livello reddituale tramite l’assegnazione di una categoria o dì una classe più elevata”.

La sentenza della CTP di Roma merita indubbiamente un plauso non solo per la chiarezza delle motivazioni con cui ha ritenuto meritevoli di tutela le ragioni del contribuente, ma anche perché ha confermato il sacrosanto principio di civiltà giuridica della necessità di adeguata e specifica motivazione per ogni tipo di provvedimento amministrativo, dovendosi in particolar modo bandire tutti quei provvedimenti che, emessi in modo massivo e con motivazione ciclostilata, comunque incidono sui diritti giuridico-economici dei cittadini.

 

Aggiornamento del 17 novembre 2015.

Si segnala ai lettori un’ulteriore e ancor più recente conferma del cennato filone giurisprudenziale. Ed infatti, la C.T.P. di Roma, con la sentenza n. 22577/11/15 del 29 ottobre 2015 (in una causa patrocinata dallo scrivente avv. Giuseppe Marino), ha annullato un avviso di accertamento catastale relativo ad un appartamento e ad un ufficio entrambi siti in Roma, rilevando il difetto di motivazione dell’atto, e più precisamente affermando che “Nel caso di specie è stata adottata una motivazione standard (come generici “interventi di riqualificazione urbana ed edilizia”, indistinte “caratteristiche proprie dell’unità immobiliare, ecc.) che non può affatto dirsi soddisfare l’obbligo motivazionale.

Obbligo motivazionale tanto più necessario posto che la variazione non è particolarmente importante.

Ne deriva che l’atto impugnato deve essere dichiarato nullo per l’eccepito difetto di motivazione”.

E’ infine interessante notare come la Commissione Tributaria abbia condannato l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di lite per un importo di oltre € 2.000,00.

 

Avv. Giuseppe Marino

Avvocato tributarista in Roma

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