Immediata esecutività delle sentenze di Commissione Tributaria in materia catastale: la CTP di Roma decreta la vittoria del contribuente in giudizio.

29 ottobre 2020

La Commissione Tributaria di Roma torna a pronunciarsi in favore del contribuente annullando due avvisi di accertamento per IMU e TASI, emessi da un Comune del Lazio sulla base di una maggiore rendita catastale precedentemente accertata dall’Agenzia delle Entrate ma contestata in altro giudizio tributario.

In particolare, il contribuente, proprietario di una casa di cura per anziani originariamente accatastata in cat. B/5 con una rendita catastale di € 5.582,42, a seguito dello svolgimento di alcuni lavori di ristrutturazione presentava nel 2013 all’Agenzia delle Entrate una dichiarazione DOCFA proponendo un riclassamento dell’immobile in cat. D/4 (case di cura ed ospedali con fine di lucro) ed una rendita catastale di € 27.468,00.

Nel 2015 l’Agenzia delle Entrate notificava al contribuente un avviso di accertamento catastale per mezzo del quale, pur confermando la categoria D/4 del cespite, elevava la rendita catastale proposta di € 27.468,00 ad € 45.700,00.

Detto avviso di accertamento catastale veniva tempestivamente impugnato con ricorso innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma, la quale, tuttavia, con una sentenza emessa nel 2016, lo rigettava.

Il contribuente proponeva quindi appello alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, con sentenza depositata il 2.10.2018, accoglieva il gravame e annullava l’avviso di accertamento catastale, riportando per l’effetto la rendita catastale dell’immobile al valore di € 27.468,00 proposto dal contribuente con procedura DOCFA.

All’inizio del 2019, tuttavia, il Comune nel cui territorio insisteva l’immobile notificava al contribuente due avvisi di accertamento per IMU e TASI relativi all’annualità 2015, chiedendo il pagamento dei cennati tributi sulla base del valore catastale del cespite calcolato in ragione della maggiore rendita catastale di € 45.700,00, in prima battuta accertata dall’Agenzia delle Entrate.

La pretesa comunale veniva, quindi, anche in tal caso, contestata dal contribuente mediante ricorso alla Commissione Tributaria, lamentando come i tributi IMU e TASI per il 2015 dovessero venire calcolati partendo dalla più bassa rendita catastale di € 27.468,00 proposta dal contribuente nel 2013 e confermata con sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio che aveva annullato l’avviso di accertamento catastale, ancorché detta pronuncia, depositata il 2.10.2018, non fosse ancora passata in giudicato: ed infatti, in applicazione della nuova formulazione degli artt. 67 bis e 69, comma 1, d.Lgs. n. 546/1992 (a seguito delle modifiche introdotte con gli artt. 9 e 12, d.Lgs. n. 156/2015), le sentenze di Commissione Tributaria depositate successivamente al 1°.6.2016 sono immediatamente esecutive (sia pur in via provvisoria) e, con più specifico riguardo alle controversie catastali, il citato art. 69 dispone chiaramente che “Le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali indicate nell’articolo 2, comma 2, sono immediatamente esecutive”.

Per le sentenze depositate in data anteriore al 1°.6.2016, invece, l’esecutività delle stesse era subordinata all’avvenuto passaggio in giudicato delle stesse, così che, anche in materia catastale, la rendita catastale come determinata in pronuncia poteva avere effetti, ai fini del calcolo delle imposte comunali in esame, solo dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui era avvenuto il passaggio in giudicato della sentenza medesima.

Tornando alla pronuncia in commento (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sentenza n. 8436/2020, depositata il 28.10.2020, in un giudizio patrocinato dallo scrivente avvocato tributarista Giuseppe Marino – e scaricabile su questo link), i Giudici aditi hanno accolto il proposto ricorso sul presupposto della immediata esecutività della sentenza della CTR di Roma, depositata il 2.10.2018, che, in accoglimento dell’appello di parte contribuente, aveva dichiarato l’illegittimità dell’avviso di accertamento catastale che aveva rettificato la rendita catastale del cespite de quo da € 27.468,00 ad € 45.700,00, ritenendo congruo e valido il primo dei due valori.

La Commissione Tributaria Provinciale di Roma ha, in particolare, evidenziato che “… a seguito alle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo n. 156/2015, a partire dal 1° giugno 2016, le sentenze tributarie di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente o in materia di operazioni catastali sono immediatamente esecutive anche se non passate in giudicato. Il contribuente, quindi, può chiedere sin da subito l'aggiornamento dei dati catastali senza dover attendere il passaggio in giudicato della sentenza e, quindi, anche in pendenza di appello o ricorso in Cassazione. La nuova disciplina si applica, in virtù di quanto previsto dalla disposizione transitoria di cui all'articolo 12, comma 1 del Decreto Legislativo n. 156/2015, per le sentenze depositate a decorrere dal 1° giugno 2016; mentre, per le sentenze depositate precedentemente al 1° giugno 2016 restano applicabili le disposizioni del previgente articolo 69 bis, per il quale l'aggiornamento degli atti catastali presuppone il passaggio in giudicato della sentenza (cfr. in materia Agenzia delle Entrate: Direzione Centrale Affari Legali, Contenzioso e Riscossione, Circolare n. 38/E/2015). Poiché la sentenza della CTR risulta esser stata emessa e depositata in data 2.10.2018, prima dell'emissione degli atti impugnati e rispetto ai quali essa faceva stato.

Di conseguenza entrambi gli atti vanno oggi annullati.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in € 3.000,00, oltre accessori di legge”.

La sentenza in commento appare quanto mai corretta e rispettosa della recente normativa processuale tributaria introdotta nel 2015, che ha finalmente eliminato una grave forma di discriminazione dei contribuenti in giudizio rispetto alla Pubblica amministrazione, laddove le sentenze delle Commissioni Tributarie erano immediatamente esecutive per l’Erario (e per gli altri Enti impositori), mentre per avere i medesimi effetti i cittadini contribuenti dovevano attendere il passaggio in giudicato e, quindi, subire le note lungaggini del processo tributario.

Avv. Giuseppe Marino – Avvocato tributarista cassazionista in Roma

 

 

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