L’art. 26, comma 4, d.P.R. n. 602/1973, dispone che “Il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”. E’ quindi diritto dei contribuenti richiedere all’Agente della Riscossione copia di cartelle di pagamento (o delle matrici delle stesse) non ritualmente notificate, al fine chiaramente di poter meglio comprendere dati, importi e motivazioni delle somme pretese nei loro confronti. Tale ultimo onere non è peraltro sempre assolto da Equitalia, che spesso si è limita a consegnare allo sportello solamente delle semplici “stampate” riportanti gli estremi delle iscrizioni a ruolo, senza alcun timbro o attestazione di veridicità e di conformità alle cartelle di pagamento asseritamente notificate. Ma siffatti documenti prodotti da Equitalia non hanno alcun valore probatorio, e men che meno sono equiparabili con “la matrice o la copia della cartella” a cui si riferisce il richiamato art. 26, comma 4, d.P.R. n. 602/1973. Si è quindi in presenza di un grave vizio di nullità della cartella di pagamento, che può esser fatto valere con apposito ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale. A tal proposito soccorrono in aiuto del contribuente varie sentenze di merito, fra cui è possibile in primo luogo citare la C.T.R. della Puglia, che con la sent. n. 19 del 21.2.2012 ha disposto quanto segue: “Le intimazioni di pagamento opposte, ad avviso del Collegio, sono illegittime, stante la mancata prova dell’avvenuta notifica al contribuente delle cartelle esattoriali. Sostiene Equitalia di non essere tenuta a conservare oltre cinque anni le copie delle cartelle e le matrici che non è stata in grado di depositare in giudizio. Il tenore dell’art. 26, comma 4, D.P.R. n. 602/73 è il seguente: “L’esattore deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento ed ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione”. Ritiene il Collegio che tale disposizione comporta per l’esattore l’obbligo di conservazione delle cartelle per un quinquennio almeno, ma trattasi di un termine minimo, non certo massimo, di conservazione delle stesse; la norma in parola dispone, altresì, che l’esattore ha l’obbligo di esibire, su richiesta del contribuente o dell’amministrazione, la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento. Nel caso di specie, invece, l’Equitalia E.TR. S.p.A. si è limitata ad esibire gli avvisi di ricevimento senza la matrice o la copia delle cartelle alle quali essi si riferiscono. Né a tale mancanza si può supplire con l’esibizione degli estratti dei ruoli esattoriali. I ruoli sodo indubbiamente atti pubblici con pacifica rilevanza interna; gli stessi, però, producono effetti all’esterno solo quando, dopo la loro pubblicazione, la pretesa tributaria in essi contenuta viene resa nota al contribuente attraverso la notifica della cartella esattoriale; il debito tributario, quindi, sorge solo quando la cartella sia esattamente portata a conoscenza del destinatario. Il valore probatorio dei ruoli e dei loro estratti è limitato all’attestazione della natura tributaria dei crediti erariali esposti nelle cartelle esattoriali e a nient’altro (Cass. 16050/2011, Cass. 15595/2009). Non esiste norma dalla quale si possa dedurre che l’esibizione di estratti di ruolo e di avvisi di ricevimento non accompagnati dalla cartella che si sostiene essere stata spedita e ricevuta dal destinatario costituisca prova dell’avvenuta notifica delle cartelle ridette, come pretende Equitalia. Nessun pregio, ad avviso del Collegio, ha la giustificazione, addotta dal Concessionario della non obbligatoria conservazione della cartella oltre cinque anni dalla sua emissione, al fine di giustificare la mancata esibizione in giudizio. Tale disposizione, come già evidenziato, comporta per l’esattore l’obbligo minimo di conservazione delle cartelle per un quinquennio, non certo un termine massimo di conservazione delle stesse, onde se scaduto il quinquennio Equitalia distrugge matrici e cartelle, lo fa a proprio rischio e pericolo, ove non abbia ancora recuperato gli importi esposti nelle cartelle medesime. In caso di mancata riscossione dei tributi nel quinquennio, è precipuo interesse del Concessionario conservare, unitamente alle ricevute postali (quando la notifica è eseguita a mezzo posta), anche la matrice o la copia della cartella oltre i cinque anni, quanto meno fino al momento in cui il credito in essa contenuto sia stato recuperato, in modo da poterne fare esibizione, a richiesta del contribuente, dell’Amministrazione Finanziaria, o del Giudice nella eventuale fase contenziosa. La mancata esibizione delle cartelle o di una loro copia o matrice comporta la mancata prova dell’avvenuta notifica dei titoli sottostanti alle intimazioni opposte, con conseguente illegittimità della pretesa tributaria. Ed ancora, la C.T.R. di Torino, con la sent. n. 47 del 5.11.2007, ha ribadito i medesimi principi nei seguenti termini “Occorre rilevare, invero, che il prospetto della situazione cartelle, prodotto dal concessionario, è un semplice atto interno di parte è, contrariamente a quanto affermano i primi giudici, non vi è alcuna legge che gli conferisca una presunzione (privilegiata) di veridicità. La norma (art. 26, comma IV DPR 602/73) che impone al concessionario di conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella “con la relazione dell’avvenuta notificazione” non dice assolutamente, né lascia intendere che dopo tale periodo tutto quello che afferma il concessionario in ordine alle cartelle, è assistito da una presunzione di rispondenza al vero. Quello. previsto dalla citata norma é un termine minimo, che non esclude in alcun modo gli effetti del termine decennale di prescrizione ordinaria. Nel caso di specie, peraltro, il concessionario, trattandosi di rapporto non definito e non definitivo, e quindi suscettibile (come é avvenuta) di contestazione, era maggiormente tenuto a conservare la documentazione relativa ad esso rapporto comprovante i vari passaggi dell’iter procedimentale, tra cui principalmente la prova della notifica della cartella. Per tali ragioni non si può ritenere per provata l’asserita notificazione della cartella e conseguentemente il ricorso presentato dal contribuente contro l’avviso di procedura di fermo amministrativo (il primo atto contro il medesimo, di cui si ha prova certa) deve essere dichiarato tempestivo ed ammissibile”.

Avv. Giuseppe Marino

Avvocato Tributarista in Roma

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