Vittoria del contribuente in Cassazione, che ha dichiarato nulla la notifica dell’appello dell’Agenzia delle Entrate alla Commissione Tributaria Regionale in quanto effettuata a mezzo di un operatore di posta privata (nel caso, NEXIVE).

Nel caso di specie, va sottolineato che il predetto appello  dell’Agenzia delle Entrate era stato notificato, a mezzo posta privata, in data 10.3.2017  e, quindi, prima dell’entrata in vigore della legge n. 124/2017, avvenuta in data 10/9/2017, che aveva liberalizzato parzialmente il monopolio delle notifiche da parte di Poste Italiane SPA.

Fino all’entrata in vigore della suddetta legge 124 del 2017, il servizio postale utilizzabile per le notifiche era affidato in via esclusiva a Poste Italiane SPA e, quindi, solo successivamente all’entrata in vigore della predetta legge, in base all’articolo 1, comma 57 della stessa, è cessata la suddetta esclusiva ed è stata riconosciuta la possibilità di svolgere lo stesso servizio anche da parti di altri soggetti, diversi da Poste Italiane SPA, purchè muniti di apposite licenze, rilasciate in presenza di specifici requisiti.

Nel caso in esame la Corte di Cassazione, con l’ord. n. 9847/2021 (in un giudizio patrocinato dallo scrivente avvocato tributarista Giuseppe Marino, scaricabile a questo link), ha affermato quanto segue: “In tema di notificazioni a mezzo posta, per effetto dell’alt. 4, del d.lgs. n. 261/1999 e succ. modif., se pure è fidefaciente e valida la notifica di atti amministrativi e tributari – nel periodo intercorrente tra la parziale liberalizzazione attuata con il d.lgs. n. 58/2011 e quella portata a compimento dalla legge n. 124/2017 – tramite operatore postale privato in possesso del titolo abilitativo minore, costituito dalla “licenza individuale” di cui all’art. 5, comma 1, del d.lgs. n. 261/1999, non si configura, invece, analoga fidefacienza e validità per la notificazione con la medesima “licenza individuale” di atti giudiziari, ivi compresi i ricorsi introduttivi del processo tributario, là dove, per ragioni di ordine pubblico correlate a peculiari requisiti di rafforzata affidabilità dell’agente notificatore, tale genere di notificazioni postali è riservate al solo gestore del “servizio postale universale”, nel regime del d.lgs. n. 58/2011, così come ai soli titolari di “licenza individuale speciale”, nel successivo regime della legge n. 124/2017».

S’impone dunque preliminarmente, a prescindere dalla circostanza che la parte appellata si sia costituita o meno in appello (giacché, secondo costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità, l’inammissibilità dell’impugnazione derivante dall’inosservanza dei termini stabiliti a pena di decadenza è correlata alla tutela d’interessi indisponibili e, come tale, è rilevabile d’ufficio e non sanabile per effetto della costituzione dell’appellato – cfr. Cass., Sez. U., n. 6983 del 2005; Cass. n. 23907 del 2009; Cass. n. 11666 del 2015; Cass. n. 4206 del 2020), la verifica relativa alla tempestività o meno dell’appello (che va proposto, in mancanza di notifica della sentenza di primo grado, entro sei mesi dal deposito della stessa: cfr. art. 327 cod. proc. civ. nonché Cass. n. 33168 del 2018 e n. 30850 del 2019) che prenda naturalmente in considerazione come termine a quo il giorno del deposito della sentenza della Commissione tributaria provinciale (Cass., Sez. U., n. 18569 del 2016; Cass. n. 4206 del 2020), ma che consideri quale termine ad quem non già – in ossequio al principio affermato dalle citate pronunce giurisprudenziali – il momento della spedizione da parte dell’appellante (ossia quello della consegna del plico da notificare all’operatore della posta privata) bensì il momento in cui si abbia la certezza legale che l’appello sia stato ricevuto dall’appellato.

Nel caso di specie è la stessa CTR a dare atto in sentenza che l’appello era stato consegnato alla destinataria dell’atto in data 13 marzo 2017, ovvero oltre il termine semestrale di impugnazione della sentenza della CTP, depositata il 12 settembre 2016, nella specie scadente il 12 marzo 2017. Il ricorso (dell’Agenzia delle Entrate, n.d.r.) va pertanto rigettato”.

L’ordinanza della Cassazione merita un plauso per chiarezza di esposizione e di ragionamento giuridico.

Avv. Giuseppe Marino

Tributarista cassazionista in Roma

 

 

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