Con la recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Roma n. 7408/06/14, depositata il 9.12.2014 (emessa a conclusione di un giudizio patrocinato dall’Avvocato Giuseppe Marino di Roma – qui scaricabile) è stato ribadito il condivisibile principio secondo cui, quando il legislatore prescrive, per l’esecuzione di una notificazione, il ricorso alla raccomandata con avviso di ricevimento, non può che fare riferimento al cosiddetto servizio postale universale fornito da “Poste Italiane S.p.A.” su tutto il territorio nazionale, con la conseguenza che, qualora tale adempimento sia affidato ad un’agenzia privata di recapito, esso non è conforme alla legge e, pertanto, non è idoneo al perfezionamento del procedimento notificatorio.

Ed invero, l’Amministrazione finanziaria che notifica atti amministrativi (qual è, ad esempio, un avviso di accertamento o una cartella di pagamento), ove si avvalga del servizio postale, è tenuta ad osservare tutte le norme sulla notificazione degli atti amministrativi e giudiziari a mezzo della posta, come quelle dettate dalla Legge n. 890 del 20 novembre 1982, che riserva all’amministrazione postale di “Poste Italiane S.p.A.” tutti gli adempimenti del procedimento di notificazione.

In particolare, il Decreto Legislativo n. 261 del 1999, che ha liberalizzato i servizi postali, ha continuato a riservare in via esclusiva (cfr. art. 4, ora sub lett. a) e lett. b) ) al fornitore del servizio universale (e cioè a “Poste Italiane S.p.A.”) gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie.

Dispone, infatti, la citata disposizione normativa quanto segue:

“ 4.  Servizi affidati in esclusiva

  1. Per esigenze di ordine pubblico, sono affidati in via esclusiva al fornitore del servizio universale:
  2. a) i servizi inerenti le notificazioni di atti a mezzo posta e di comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti giudiziari di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890, e successive modificazioni;
  3. b) i servizi inerenti le notificazionia mezzo posta di cui all’articolo 201 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285”.

Di conseguenza, la notificazione di un avviso di accertamento, di una cartella di pagamento (o di altro atto amministrativo o giudiziale) non eseguita da parte di “Poste Italiane S.p.A.”, bensì da un’agenzia privata di recapiti (come nel caso esaminato dalla CTR di Roma lo era l’agenzia “Romana recapiti”, a cui Equitalia aveva affidato la notifica di una cartella di pagamento) è da considerarsi non tanto nulla, quanto addirittura inesistente.

In tal senso esistono molte pronunce giurisprudenziali di legittimità. In primis, è possibile citare la sentenza di Cassazione n. 20440/2006, che ha affermato quanto segue: “Il rigore for-male dell’atto di notificazione ben si spiega anche avuto riguardo agli effetti che la legge (art. 14, u.c.) riconduce alla omissione della notificazione nel previsto termine, cui consegue l’estinzione della obbligazione di pagare la somma dovuta dal trasgressore per la violazione. Ebbene, quando l’Amministrazione alla quale appartiene il funzionario o l’agente che ha accertato la violazione si avvalga del servizio postale per la notificazione degli estremi della violazione, è tenuta ad osservare le norme sulla notificazione de-gli atti giudiziari a mezzo della posta come dettate dalla L. 20 novembre 1982, n. 890 e dal complesso di tale minuziosa disciplina si deve con certezza desumere che i relativi adempimenti non possono formare oggetto della concessione a privati come prevista per taluni servizi postali dal D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, art. 29 (cd. codice postale) e dagli artt. da 121 a 148 reg. esec. approvato con D.P.R. 29 maggio 1982, n. 655. La L. n. 890 del 1982 riserva, infatti, all’amministrazione postale tutti gli adempimenti del procedimento di notificazione, dalla accetta-zione (art. 3), al recapito (artt. 7 e 8), alla spedizione, infine, dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato che, “munito del bollo dell’ufficio posta-le recante la data dello stesso giorno della consegna”, “costituisce prova della eseguita notificazione”. Non può dunque dubitarsi che le complesse formalità previste dalla legge n. 890/1982, finalizzate insieme a garanti-re il risultato del ricevimento dell’atto da parte del destinatario e ad attribuire certezza all’esito in ogni caso del procedimento di notificazione, costituiscano una attribuzione esclusiva degli uffici postali e degli “agenti” e “impiegati” addetti, con connotati di specialità essenzialmente estranei a quei “servizi postali” di “accettazione” e “recapito” “per espresso” di corrispondenza che il direttore provinciale delle poste ha facoltà di dare in con-cessione secondo la previsione del D.P.R. n. 156 del 1973 citato, art. 29 ad agenzie private alle quali gli artt. 129 e 138 del relativo regolamento attribuiscono le denominazioni rispettivamente di “Agenzia privata autorizzata alla accettazione e al recapito degli espressi in loco” e “Agenzia per il recapito degli espressi postali”. Con la conseguenza necessitata che la notifica-zione degli estremi della violazione affidata (dall’ufficio cui appartiene l’agente accertatore) all’agenzia privata concessionaria a norma dell’art. 29 codice postale ed eseguita dai dipendenti della stessa agenzia (“suoi fattorini”, cosi definiti dall’art. 131 del regolamento) si deve considerare giuridicamente inesistente e, come a omessa notificazione, ad essa consegue l’effetto della estinzione della obbligazione di pagare la somma dovuta …”.

Ed ancora, più di recente si è pronunciata la stessa Corte di Cassazione – Sezione Tributaria sia con l’ord. n. 3932/2010, sia con la sent. n. 2922 del 13.2.2015in cui si è precisato che “L’incaricato di un servizio di posta privata non riveste, a differenza dell’agente del fornitore servizio postale universale, la qualità di pubblico ufficiale, onde gli atti dal medesimo redatti non godono di alcuna presunzione di veridicità fino a querela di falso”.

Va peraltro menzionata anche la sentenza di Cassazione n. 9111/2012, che ha deciso in modo difforme una questione solo apparentemente simile, ma in realtà ben diversa. Ed invero, ha affermato la Suprema Corte quanto segue: “la notificazione a mezzo posta è validamente eseguita anche se il plico sia consegnato al destinatario da un’agenzia privata di recapito, qualora il notificante si sia rivolto all’ufficio postale, e l’affidamento del plico all’agenzia privata sia avvenuto per autonoma determinazione dell’Ente Poste, al quale il d.lgs. 22 luglio 1999, n. 261, continua a riservare in via esclusiva gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie, perché in tal caso l’attività di recapito rimane all’interno del rapporto tra l’Ente Poste e l’agenzia di recapito, e permane in capo al primo la piena responsabilità per l’espletamento del servizio” (Cass. 6.6.2012, n. 9111), trattandosi di fattispecie diversa in cui il notificante si è rivolto per la notifica direttamente alle Poste Italiane e non ad una società privata”.

Avv. Giuseppe Marino

Avvocato tributarista in Roma

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