La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 3381/21, pubblicata il 18 maggio 2021 (in un giudizio patrocinato dallo scrivente avvocato tributarista Giuseppe Marino, qui scaricabile), ha accolto il ricorso proposto da un contribuente contro l’Ufficio del Territorio dell’Agenzia delle Entrate in materia catastale, pronunciandosi sul contenuto motivazionale minimo idoneo a rendere conforme ai parametri di tutela del contribuente e di trasparenza amministrativa  sia la revisione parziale del classamento di unità immobiliari private ai sensi del comma 335, art. 1, legge n. 311/2004, sia, a maggior ragione, la modifica della categoria catastale di appartenenza del cespite e del nuovo classamento.

La Suprema Corte ha confermato il proprio recente indirizzo (cfr. Cass., sent. n. 22671/2019; sent. n. 27180/2019) in base al quale “la ragione giustificativa (della rettifica catastale, n.d.r.) non può consistere nella mera evoluzione del mercato immobiliare, essendo necessario accertare la variazione del valore dei singoli immobili presenti nelle microzone e le caratteristiche proprie di ciascuno di essi“.

Più in particolare, l’Ufficio del Catasto deve specificare le ragioni che hanno indotto l’Ente a modificare d’ufficio il classamento e la categoria originale, non essendo sufficiente il mero richiamo agli astratti presupposti normativi che, secondo la Corte, sono idonei unicamente a giustificare l’avvio della procedura di revisione catastale. E’ quindi interessante notare che, secondo il Supremo Consesso, “l’ufficio è tenuto cioè ad indicare in modo dettagliato e riferito a ciascun edificio quali siano stati gli interventi e le trasformazioni urbane che abbiano riqualificato l’area, essendo da ritenere inadeguati i richiami ad espressioni generiche e di stile, del tutto avulse dalla situazione concreta”.

Leggendo l’ordinanza non può non tornare alla mente una delle originarie e più importanti pronunce della Cassazione in tal senso (Cass., sent. n. 4712/2015), secondo la quale  “L’attività di classamento – per contro – è e resta (anche in questa procedura connotata da evidente straordinarietà e contingenza applicativa, nella prospettiva della più generale riforma del catasto) una procedura “individuale” e che non può non essere effettuata con la specifica considerazione, combinata, dei fattori posizionali ed edilizio pertinenti a ciascuna unità immobiliare, unico criterio che – attesa la chiara scelta normativa dinanzi indicata – consente di identificare il “parametro globale di apprezzamento” dell’unità immobiliare medesima”.

L’ordinanza è certamente da accogliere con molto favore, e segna un punto in più a tutela del diritto di difesa del contribuente che, sopratutto in materia catastale, si vede spesso soggiacere ad accertamenti “automatici” in relazione al classamento dei propri immobili.

Avv. Giuseppe Marino – Tributarista patrocinante in Cassazione

 

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